Secondo una ricerca commissionata dall’IPSOS nel 2023 su un campione di 30.600 persone di età compresa tra i 18 e i 74 anni in 16 Paesi, l’Italia è il paese la cui popolazione è più colpita sul fronte della salute mentale.
Solo il 18% del campione dichiara uno stato di pieno benessere, un dato in calo rispetto allo scorso anno (20%). Come la popolazione italiana, solo i giapponesi.
È lo stress il disturbo mentale più diffuso a livello globale, e in Italia è avvertito dal 56% del campione (+8 pp vs 2022).
Il 48% degli italiani si sente solo, il dato peggiore in Europa, mentre incidono sullo stato di salute mentale, anche l’impatto negativo della guerra, avvertito dal 52% del campione, e quello degli effetti negativi del cambiamento climatico (43%, terzi in Europa).
Maggiori vittime del disagio sono le donne, che riferiscono uno stato peggiore rispetto agli uomini in tutte le fasce d’età.
Diversi i fattori che pesano su questo divario, ma il più rilevante è la disparità di genere percepita nella vita quotidiana: oltre il 40% delle donne ha visto mettere in dubbio le proprie capacità per via del gender, 1 su 3 ha ricevuto commenti indesiderati sul proprio genere.
Il disagio mentale è inversamente proporzionale all’età, e i giovani risultano i soggetti più a rischio.
Pesano l’incertezza sul futuro, la solitudine e l’immagine corporea, ma anche una maggiore sensibilità alla tematica del cambiamento climatico.
Per il 38% dei giovani, inoltre, tecnologia e social media hanno un impatto negativo sul benessere mentale.
Tra questi, solo 1 giovane su 12 riporta uno stato di benessere mentale pieno.
Il quadro si riflette anche sulla percezione del benessere nel luogo di lavoro.
Oltre il 60% degli italiani si rivolge a medici e specialisti per la diagnosi delle malattie mentali.
Il supporto di professionisti psicologi offerto dal Servizio Sanitario Nazionale italiano è spesso inadeguato: sia per mancanza di risorse economiche che per la distribuzione geografica spesso concentrata più al centro del nord.
Per questo e vista la necessità crescente di garantire il benessere mentale di ognuno che dalla ricerca si osserva anche un’apertura, sotto forma di supporto, all’uso degli strumenti digitali, accolti positivamente dal 31% degli intervistati.
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